On the road: Carloforte e Costa Rei

carloforte

12/08

Abbastanza mattinieri, prendiamo il traghetto (servizio devo dire non proprio ben organizzato) e arriviamo in centro: giretto per i vicoli, caffè con paste al Bar Cipollina dove consiglio il dolce con la ricotta di cui non ricordo il nome (ma son famosi anche per le bombe ripiene di crema) e mentre passeggiamo lungomare conosciamo un signore con tanti anni e tantissimi capelli che sta facendo le nasse e che ci racconta di quando ha lavorato a Genova, con grande contentezza di Andrea. 

Ci avviamo verso la tonnara, per tornare nella nostra caletta dell’ammmore! Infatti, in uno dei luoghi più turistici della Sardegna, io e Andrea due anni fa eravamo riusciti a trovare una micro spiaggetta, circumnavigando a piedi gli ingressi privati delle ville (che bloccano l’accesso al mare, maledetti!) nella quale eravamo noi due soli. Ovviamente, così come due anni fa, anche quest’anno siamo arrivati a nuoto nell’azzurrissimo specchio d’acqua appannaggio dei ricchi con la villa e – come da tradizione – ci abbiamo fatto la pipì per segnare il territorio: questo mare è anche nostro!

Dopo una giornata di mare in solitaria, la sera abbiamo cenato all’Oasi, cosa di cui mi sono pentita. E’ la nostra seconda volta in questo ristorante ma non lo ricordavo così deludente: il tonno alla carlofortina buono ma il cous-cous asciuttissimo e il servizio pessimo.

13/08

Dopo aver smontato la tenda, siamo pronti ad affrontare la Sulcitana (SS195), la statale con meno ombra al mondo e caso strano ci troviamo sempre a farla all’ora di pranzo (come gli scemi!), ma questa volta il venticello ci aiuta a non schiattare. Direzione Costa Rei, attratti dal mix di mare e tradizioni di questo pezzo di Sardegna.

Ci ripaga una pausa pranzo che già conosciamo  e che neanche questa volta ci delude: all’inizio della SS125, la cosiddetta Orientale Sarda – che noi veneriamo – si trova il Bar/Ristorante Su Passu, a San Gregorio: il panino con melanzane grigliate e formaggio è il n.1, l’ambiente cordiale e accogliente e inizia a intravvedersi qualche fronda ombrosa.

In realtà tutta la Sardegna andrebbe visitata in bassa stagione, quando la costa è meno frequentata, ma soprattutto si possono visitare anche quei siti che il caldo impedisce di considerare (vedi i Menhir che alla fine – scoraggiati anche dalla scarsa segnaletica, problema comune in tutta la Regione – non abbiamo visto).

Il mare è trasparente come in tutto il sud, grazie alla sabbia bianca e fine; arriviamo nel pomeriggio e passiamo solo un paio d’ore in spiaggia.

La ricerca del campeggio non è stata facilissima… dopo i primi 3 sold out troviamo il camping Torre Salinas, che allo stesso prezzo di quella porcheria di Calasetta ci da’ le docce calde e dei bagni belli puliti. Siccome è ormai buio e il campeggio è quasi pieno ci piazziamo sul prato ma facciamo l’errore di scegliere la piazzola sbagliata: montata la tenda entrano in azione gli irrigatori e dobbiamo cambiarci aspettando che cessi la pioggia!

Ma la vera sorpresa del giorno è Muravera, paesino molto vivace con tante iniziative: qui troviamo la fantastica Casa Cucca, un ex ovile, comunque un posto magico (di cui non si trova niente online) adibita ad eventi e sagre: noi siamo fortunati perché quella sera ospitava Murzendi in Cumpangia, una cena comunitaria dove per 10€ ci hanno dato la focaccia tipica di Muravera fatta in due modi (le cosiddetta prazzidas), formaggi e salumi, la purpuzza (praticamente l’interno della salsiccia rosolata in padella), dolcetti e mirto. Io ho dato ⅓ del mio piatto ad Andre, impossibile finirlo! Tutto ottimo e condito dai suonatori di launeddas, rigorosamente in vellutino anche ad agosto 🙂

A pancia piena sentiamo la musica del Bar Paderi, dove suonano i The Same Faces, bravi!

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