#VisitTrentino – dai laghi alle malghe con una Seicento scassata

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Prenotato all’ultimo minuto il ponte dei santi, abbiamo trovato una stanza a Trento su Airbnb (anche se l’idea originaria era di alloggiare in un posto tipico e sperduto, isolandoci nel nulla). Comunque dato l’ottimo rapporto qualità/prezzo/lastminute, ci avviamo con la nostra mitica 600 da Genova verso il Trentino: solo due notti e tre giorni, anche se avremmo un quarto giorno da spenderci in vacanze, ma le pezze al culo ci fanno optare per una via di mezzo.
La parte del viaggio in macchina ci piace sempre molto; facciamo mille pause in autogrill (anche a causa della mia incontinenza) e rinforzini su rinforzini di colazioni on the road.
Il sole è pieno e caldo e per la prima volta in vita mia sento la voglia di montagna: passeggiate, aria fresca e pulita, paesaggi favolosi. E poi non ho mai visto le Dolomiti!!!

Facciamo pausa pranzo a Sirmione, dove becchiamo subito subito una multa da 28 euro per non aver visto il parchimetro. Posto super turistico e abbastanza caro, quindi scegliamo l’opzione toast take away da portare in riva al Lago di Garda.
Torniamo alla nostra carretta e ci rimettiamo in viaggio fino a Trento, dove arriviamo nel pomeriggio inoltrato.
Fatto il check in e un giretto per il centro, mangiamo alla Rosa D’Oro, ristorante-birreria consigliataci da Matteo, nostro host/padrone di casa. Niente di indimenticabile ma ci togliamo l’appetito con canederli (pesaaaanti!), gulasch, polenta e Andrea ha pure il coraggio di ordinare würstel e crauti!
Siamo abbastanza sfatti quindi torniamo a casa sul prestino per svegliarci alle 7 la mattina dopo (le tipiche vacanze in cui ci si riposa, compresa la sfortuna di beccare il cambio d’ora, lancette indietro, si dorme meno e fa buio prima).
L’obiettivo della giornata è visitare l’attrazione che ci ha indicato Matteo: il Lago di Tovel (come ci confermano per strada anche due passanti simpatici ai quali chiediamo indicazioni stradali e visto che ci siamo anche suggerimenti su cosa vedere: Lago di Tovel approvato per i suoi colori autunnali, i frutteti carichi di mele e i paesaggi suggestivi della Val di Non).
Ammetto subito che il posto non sia proprio di quelli da sentiero naturalistico, ci si arriva anche in macchina, si lascia l’auto in un parcheggio a pagamento (6 euro per il giorno intero), ma visto che  non siamo attrezzati e vogliamo fare più cose possibili in tre giorni scarsi, la passeggiata bella ma non troppo impegnativa ci si addice (possibile che io non abbia un giaccone adatto? devo assolutamente rimediare con abbigliamento tecnico da trekking, Decathlon sto arrivando!).
Iniziamo il nostro giro intorno al lago e passo dopo passo non mi capacito del colore dell’acqua: un tempo diventava rossa a causa di un’alga ma io la preferisco così, verde smeraldo, con gli abeti in mezzo e le montagne sopra. Tre diversi strati di natura meravigliosa.

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Dopo circa un paio d’ore, prima di ripartire facciamo tappa in uno dei rifugi del Lago, l’Albergo Lago Rosso, dove prendiamo un succo di mela caldo (e Andrea non perde occasione per fare la terza colazione a base di krapfen).
Vorrei potermi fermare qui per la notte e godere di questa vista appena sveglia: la montagna è totalmente rilassante, è silenziosa e intima, ci sentiamo in un’altra dimensione.
Siccome però non ne abbiamo ancora abbastanza, andiamo verso la Val di Sole (secondo consiglio dei simpatici passanti) e ci fermiamo a Rabbi, dove nel “bar centrale” finalmente – finalmente per me che di colazione ne avevo fatta solo una alle 8 –  mangiamo un panino con speck e notiamo la locandina della “festa d’autunno” che sarebbe iniziata alle 15, da lì ad un’ora.
Prima della festa vogliamo fare due passi e troviamo un sentiero che guarda caso porta proprio alla Malga di Monte Sole. Camminiamo, camminiamo ma ad un certo punto ci viene il dubbio e chiamiamo per chiedere informazioni: la Malga si trova a 7km di distanza e vista l’ora non ci pare proprio il caso; tanto più che giusto per la festa hanno aperto il sentiero anche per i mezzi.
Visto che siamo a tiro, ripieghiamo per il ponte tibetano con cascata annessa e poi torniamo indietro a prendere la macchina; fermo un signore che ci passa accanto con il quod:
– “Si può andare fin sulla malga con la macchina? Vede, noi abbiamo una seicento scassata”
– “Certo, se non avete paura delle strade strette… se incontrate un’altra macchina dovete fare retromarcia”.
Ansia???
Ma ci avventuriamo lo stesso, temerari e con le dita incrociate. Ci va anche abbastanza bene, a parte il fatto di aver guidato mezzora con la prima inserita.
E soprattutto ne valeva la pena perché arriviamo qui:

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Cime innevate, aria pura e castagne!!! Ce le offrono insieme al mosto e ce le mangiamo al suono di “Rosamunda” e canzoni simili, tutto rigorosamente dal vivo.

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Non vorremmo andar via neanche da qui, ma sono terrorizzata dall’idea di fare la stessa strada con il buio quindi ripartiamo, in discesa va un po’ meglio ed io sono già innamorata del Trentino.
Dopo varie peripezie (domenica non è facile trovare qualcosa di tipico aperto o che non sia al completo) andiamo a cenare in un ristorante indiano a pochi passi da casa, una scelta sicuramente inusuale per la quale mi mangio le mani quando, al rientro in camera, scopro che più o meno sulla strada c’era una sagra da non perdere.
Welcome India comunque era ottimo e  mentre vado a dormire covo già l’idea di visitare la sagra l’indomani.

 

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