Ancora Trentino Alto Adige: camminate, mangiate e sagre

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Giunti quasi al termine di questa tre giorni in Trentino, ci aspetta l’ultima mattina di sveglia presto: direzione Bolzano (tappa d’obbligo ma breve) e soprattutto Alto Adige.
Lasciamo la macchina a due passi dal centro in un parcheggio sotterraneo e ci infiliamo nel centro, dove il radar di Andrea mi segnala subito il baracchino gastronomico più turistico possibile: due bretzel – che scopriremo poco dopo essere meno saporiti di quelli in vendita alla Lidl di Genova – e una brioche da 2000 calorie che ci dividiamo mentre camminiamo. Poco avanti troviamo una piazza con delle bancarelle molto più autentiche, ma ormai è fatta.
Ci infiliamo in un bar in una delle viuzze del mercatino cittadino per fare una pausa caffè e poi riprendiamo la strada verso la montagna vera.
La mattina prima di uscir di casa abbiamo trovato online una passeggiata non difficile e carina nei pressi di un castello dell’Alto Adige, quindi ci dirigiamo verso Meltina, da dove avrebbe inizio il nostro itinerario.
Tappa ancor più d’obbligo di Bolzano è la sosta in qualche enoteca per l’acquisto di vini locali, quindi mentre saliamo in macchina verso Meltina, il mio occhio di lince avvista la scritta “cantina” dipinta sul muro di un edificio di Terlano, poco sotto. Lo dico ad Andrea che inchioda e fa inversione – gli occhi a mezzaluna tipici del fidanzato felice – per raggiungere in pochi minuti la Cantina Terlano, dove quasi ci sbronziamo di assaggi a stomaco vuoto: il Lagrein vince tra i rossi, ma io che amo i bianchi compro anche il Gewürztraminer e l’immancabile Müller Thurgau.
Con i vini in saccoccia, riprendiamo la strada di curve in salita, ma non troviamo le indicazioni che cerchiamo e proseguiamo fino a Frassineto, dove scendo dalla macchina e chiedo ad un signore tipico local con abbigliamento tecnico e carnagione paonazza:
– “Ma dovete proprio andare al Castello? Qui ci sono tante passeggiate meravigliose, io vengo da Tschaufen
– “Ma è facile? Ci vede, noi siamo così” (indico il nostro abbigliamento per niente alpino)
– “Certo, sarà un’oretta di cammino, la parte finale è un po’ più in salita, ma la vista dal rifugio è spettacolare”
Va bene, ci fidiamo! Adoro improvvisare seguendo i suggerimenti di chi incontro, quindi ci inoltriamo nei boschi seguendo i segnali del sentiero.
Ma inevitabilmente… dopo venti minuti ci troviamo ad aver fatto il giro in tondo, quindi prendiamo una strada asfaltata circondata da abeti (sono un po’ delusa dal fatto non che stiamo camminando in un vero sentiero ma se l’alternativa è perdersi va benissimo così!)
Saliamo e respiriamo a pieni polmoni, iniziando anche a sentire una certa fame.
Quando arriviamo la vista è davvero mozzafiato (vedi foto sopra) e dopo alcune foto di rito ci sediamo sulle panche di legno per ordinare il nostro meritato pranzo.

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Qui parlano sostanzialmente in tedesco e fanno fatica a tradurre gli ingredienti dei piatti, quindi Andrea ordina due canederli in brodo con della carne non meglio precisata (che io assaggio e ha sapore di fegato) e dell’insalata di cappuccio e speck, io invece prendo uova e speck. Tutto innaffiato con birra e tè caldo e incoronato con il dulcis in fundo: uno strudel di prugne delizioso. Tutto fantastico, conto incluso (21 euro).

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Ci godiamo il vento fresco e il cielo limpido, felici!
La discesa a piedi è semplice e mi prende già la malinconia da ultimo giorno di vacanza se non fosse che ci attende ancora una tappa meravigliosa: la Sagra della Ciuiga, a San Lorenzo in Banale.
Ormai mi sono fissata con questa sagra e niente mi impedirà di tormentare Andrea fino a raggiungere il risultato sperato. Quindi sulla strada del ritorno verso Genova allunghiamo di 40 km – tutti di curve in direzione Molveno, un percorso circondato da laghi che voglio tornare a vedere con la luce del sole.
La ciuiga è un salame tipico della zona, fatto con suino macinato e amalgamato con le rape e già qui questa deviazione meriterebbe una sosta. La cosa davvero bella però è il paese vestito a festa: il borgo è un gioiellino e il percorso si dirama tra le viuzze illuminate da negozietti di artigianato, garage aperti e allestiti per l’occasione, bancarelle di prodotti tipici. Ci fanno assaggiare di tutto, facciamo amicizia con tutti e ovviamente compriamo il mitico salume!
Per chiudere in bellezza – con mia grande impazienza – ci rechiamo all’Osteria del paese (di cui purtroppo non ho segnato il nome, ma facilmente rintracciabile) per mangiare gli gnocchi con patate e ciuiga. Non ve lo dico neanche quanto erano buoni.
Entriamo nel bar della piazza per un caffè prima di ripartire e i ragazzi al bancone vogliono a tutti costi correggerlo con un po’ di grappa. Rifiutiamo perché dobbiamo guidare, ma io li amo già, quindi usciamo e dopo un minuto ci ripenso: entro nuovamente nel locale e gli chiedo di farmi da testimonial perché devo scrivere un pezzo sulla sagra:
– “Hai scelto il top!”
– “Eh lo so…”
Il prossimo anno tutti di nuovo a mangiare la ciuiga e questa volta a San Lorenzo ci dormo pure, mi faccio correggere il caffè, mi inciucco con i miei nuovi amici e la mattina dopo mi sveglio con il panorama del lago all’alba!!!

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