Palermo tanta roba

Ancora non sono abituata e faccio sempre lo stesso errore:  non scrivo i post subito dopo i miei viaggi. O dopo aver provato il desiderio di condividere una situazione (o semplicemente di fissarla per iscritto).
E’ stato un periodo talmente incasinato e girovago che ora mi trovo a dover ripescare cose nella memoria come fosse passato un secolo …
Invece un mese e mezzo fa mi trovavo a Palermo, con un’odissea di viaggio Easyjet che mi ha portato da Genova a Milano: prendi il treno da Genova, vai da Alice nella sua casa nel bronx dei Navigli , cazzeggia e dormi a tratti sul divano fino alle 2 di notte, prendi il notturno con uno sconosciuto che hai agganciato sul treno e che sta andando a vedere l’aurora boreale, prendi la navetta che porta fino a Malpensa e alle 7 del mattino finalmente prendi l’aereo per la Sicilia.
Palermo è per me un vago ricordo di una gita fatta in seconda superiore, ma il vago ricordo ha un leitmotiv di fondo: l’avevo trovata meravigliosa.

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E questo mio ritorno dopo oltre 20 anni conferma la prima esperienza: una città che a marzo sa già di primavera esplosa; quattro giorni di sole e cielo azzurro e camminate.
Un amico mi ha indicato una stanza nel cuore della città, in via Maqueda, via pedonale perpendicolare di corso Vittorio Emanuele, dove si trova la cattedrale per intenderci.
A fianco avevo la signora torinese trapiantata a Palermo che per 2€ ti dà un bicchiere di spremuta buonissima, di fronte il bar maqueda per la colazione a base di iris o cannoli. La stanza si trova in un palazzo dotato di uno splendido terrazzo ideale per rilassarsi, dove ho fatto l’errore di appoggiare per un minuto un iris alla ricotta che un gatto resident ha letteralmente azzannato!
Due giorni totalmente da sola a Palermo, gli altri due occupati a metà da un corso di formazione per un progetto di mobilità internazionale Erasmus plus, che mi ha portato dopo qualche giorno a trascorrere 10 giorni a Barcellona (meritevole di un post successivo). Li ho praticamente passati a camminare e ad esplorare, godendo il fatto di non avere nessuno da contattare e da incontrare.
Ovviamente ho fatto il giro dei mercati, compiendo una scelta su quali visitare: Ballarò e Capo sono stati i prescelti. A Ballarò ho fatto la spesa di frutta da tenere in camera e portarmi in giro durante il giorno (uno dei mie tormentoni quando viaggio) e ho provato lo Sfincione: tipica focaccia palermitana con sugo di pomodoro, cipolle, origano e caciocavallo, acciughe, scaldata sul momento e condita con olio.

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La Vucciria l’ho vista invece di sera, vagando per le strade del centro, per poi fermarmi a prendere un mojito in uno dei bar di una delle vie più alla moda: via dei Chiavettieri.

vucciria

Insomma, inutile dire che Palermo = street food = sfondarsi di cibo delizioso.
Utilizzando i consigli di due amici a distanza questi sono i luoghi gastronomici che ho visitato.
–  il Caffè Del Kassaro: piatti a prezzi onestissimi, tra cui un primo con melanzane e pesce spada che mi ha fatto sognare. Ottimo anche per pausa caffè, una mattina per il rinforzo da seconda colazione ci ho trovato una specie di iris con crema di pistacchio con un gusto e una morbidezza che non riuscirò più a dimenticare.
– i Cuochini, antica rosticceria palermitana old style, dove con pochi euro puoi mangiare fritti di tutti i tipi: mini timballini di pasta, panzerotti, arancine e altre prelibatezze imperdibili (sto guardando le foto del sito e mi viene una saudade mista ad acquolina).
Antica Focacceria San Francesco: l’ultima sera, dopo un lungo ed intenso dibattito interiore per decidermi a mangiare il panino con la milza, esperienza senza la quale non mi sarei sentita di aver davvero visitato Palermo – premesso che non mangio interiora, trippa o simili – alla fine ho optato per la sfida: e pani câ meusa sia!
Devo essere onesta: la Focacceria San Francesco non era la mia prima opzione, mi è parso di capire che sia diventato un posto molto turistico. Ma sfiga volle che U’ Vastiddaru, all’angolo tra via Vittorio Emanuele e la bellissima Piazza Marina, fosse chiuso per lavori. La seconda opzione era la bancarella in Piazza della Kalsa (angolo della città assolutamente da vedere) ma ci sono capitata troppo presto, ad orario aperitivo, quando ancora stavo digerendo il buon gelato dell’Antica Gelateria Ilardo, quindi mi serviva una pausa! E la milza è impegnativa…
Comunque, la Focacceria è un posto molto caratteristico e il cuoco intento a preparare i panini è stato molto paziente nel consigliarmi tra il formato piccolo o normale. “Vedrai che ti piace e lo mangi tutto, prendi quello normale”. Alla fine mi sono decisa ed è stata un’esperienza. Ovviamente ho scelto la versione maritata, con formaggio e ricotta fresca, mi è piaciuto e non ho neanche avuto gli incubi di notte!

Ma basta cibo! Palermo è anche e soprattutto una città di meraviglie artistiche e architettoniche. Dovendo scegliere tra vagare per i vicoli ed entrare nei musei o nelle chiese di sicuro propendo per la prima opzione, ma un paio di visite non me le volevo negare e – senza entrare nei dettagli – le consiglio sicuramente a chiunque:
– il Teatro Massimo (se avete abbastanza tempo, includete la visita della terrazza)
– la Cattedrale, per me soprattutto da fuori!
– la Cappella Palatina, davvero impressionante nella sua ricchezza di decorazioni, colori e materiali.

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Avendo così poco tempo ho fatto una sola gita fuori porta e sono andata a Mondello: il clima già estivo e le raccomandazioni di tutti mi hanno convinto. Ho dovuto prendere due autobus (perché quello diretto inizia a fare le sue corse solo a maggio), in compagnia di ragazzini scalpitanti, ma la pausa pranzo al sole meritava davvero il tragitto.

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Ora, a quasi due mesi di distanza – che sembrano lunghi come due anni – se penso a dove vorrei essere forse il Charleston, in mezzo al mare, non sarebbe malaccio.

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