Barcelona qualche anno dopo

Sono tornata a Barcellona dopo tanti anni (e dopo esserci stata varie volte nella mia vita, compreso averci vissuto due mesi nel lontano 2006, prima di partire per il Sudamerica).
Il motivo del viaggio è stato partecipare ad un progetto di mobilità internazionale
Erasmus+ – di cui ho già accennato nel post su Palermo – nel quale mi hanno coinvolto i ragazzi di Lisca Bianca, bellissimo progetto di inclusione sociale nel mondo della nautica.
Metà marzo, clima splendido, periodo della mia vita un po’ meno. Di sicuro avevo bisogno di distrarmi e quindi, oltre alle visite studio del progetto di mobilità, ho approfittato delle sere e del fine settimana per ripercorrere i luoghi già noti e scoprirne di nuovi, soprattutto grazie ai suggerimenti della mia cara amica trentanniequalcosa, in totale sintonia in fatto di viaggi.

ojos

Inizio quindi la lista di posti per mangiare e bere che mi hanno entusiasmato:
Bar Electricitat, un bar autenticamente vintage nella piazzetta di Barceloneta, dove bere vermut e mangiare tapas buonissime a prezzi giusti; la mia più grande conquista è stata quella di portarci un’amica che vive a Barna da tanti anni e non lo conosceva!
Bo de Bo, nel Gotic, un posto piccolo e molto frequentato, ma un minimo di attesa vale la pena: piatti unici giganteschi e saporitissimi, ha anche un’ampia scelta per vegetariani ma io ho preso un’ottimo piatto composto di carne con spezie e verdure, baffi leccatissimi
Mescladis, nel Born, luogo interessante non solo per il cibo ma anche per la filosofia. Abbiamo conosciuto il suo ideatore Martin nell’ambito del progetto di mobilità internazionale, che citando il loro motto “cuinar oportunitats” ci ha spiegato come la cucina possa essere un pretesto per sensibilizzare verso i problemi di inclusione sociale. Tutto ottimo, come dice già il nome del ristorante un miscuglio di sapori internazionali di cui mi è rimasto in particolare il ricordo di un ottimo pane fatto in casa, servito tiepido e morbidissimo. E poi vabè , Martin per chi vuole rifarsi gli occhi…
– il vietnamita BunBo, nel Raval, basta vedere il menu per farsi ispirare! Un posto colorato che mette allegria, dove sperimentare cibo mai provato e farsi venire voglia di andare in Vietnam
– per la serata, assolutamente da non perdere il bar Marsella, nel Raval anch’esso,  dove bere assenzio (con un rituale preciso) tra avventori di tutti i tipi. Un posto intatto, penso che anche la polvere sulle bottiglie sia sempre la stessa da decenni. Per me fascino puro, ho dovuto trattenermi per non tornarci ogni sera (se non fosse che l’assenzio è una bella botta…). Un posto che trasuda storie insomma ( e che ha una storia).

E poi il Raval: quanto mi piace? Avrei passato ore di fronte al MACBA, solo a guardare la gente che passava.

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Una tappa mancata ma tanto agognata è stata invece la Calçotada Popular nel quartiere Gracia, in Plaça de la Virreina. La tradizione è quella di accendere un fuoco, cuocere i calçots (delle cipolle tenere simili ai porri) sulla griglia, mangiarli con una speciale salsa e accompagnarli con della carne.
Ma evidentemente gli organizzatori non hanno ben considerato il fiume di gente che sarebbe arrivata, infatti dopo oltre 1 ora di coda una ragazza ha iniziato a fare il giro e ad annunciarci che i calçots erano finiti. Delusione cocente!
Quindi per ridurre in parte la tristezza sono finita alla taverna El Glop per farmi dare dei calçots da asporto e un bicchiere pieno di quella salsa che fanno loro. Li ho mangiati in piazza ma era impossibile finire tutto e mi è comunque rimasta la voglia di provare una vera Calçotada al sole!

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Nel weekend, ho passato due giorni a scoprire angoli di Barcellona che non conoscevo, per non andarmene con una sensazione di déjà vu.
Quindi ho preso la metro e ho fatto una passeggiata a Poble Nou, dove ho incontrato Sonia e ci siamo prese un caffè alla Orxateria del Tio Che (in realtà famosa ovviamente per l’orzata) e poi camminando camminando siamo finite fino alla Cerería, nel Barrio Gotico, dove ci siamo rifocillate con alcol e cibo vegetariano.

Un’altra sera ho trascinato i compagnetti in Carrer Blai – una striscia di locali di tapas, pinchos e montaditos, tutto a prezzi onestissimi in un’atmosfera molto alla mano. Ci siamo comodamente piazzati in uno dei tanti tavoli all’aperto e ci siamo bevuti una discreta quantità di copas di accompagnamento.
Attraversi la strada e praticamente sei in Carrer del Parlament, zona invece molto più hipster e fashion ma sicuramente da frequentare. Quindi finite le tapas ho incontrato Sara al Federal Café per un dolce; non contenta, il giorno dopo sono tornata da sola nella stessa via per un fantastico brunch al Taranna Café.

Ho passato tutto il mio tempo libero a camminare, girovagare, esplorare, (mangiare e bere), talvolta anche imbattendomi in splendidi momenti di serendipità, come quando mi sono ritrovata in una piazza durante la festa dei Castellers.

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Sono partita per venire da te salendo su un treno in lacrime, invece tu Barcellona mi hai salvato. Proverò anche io ad arrivare fino in cima come questi pazzi con i pantaloni bianchi.

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