Rimpossessarsi dei libri (il mio auto-regalo di Natale)

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La mia intenzione, inizialmente (parlo di qualche settimana fa) era quella di fare un post di consigli librari natalizi, sulla base degli ultimi libri che ho letto, una top five che sarebbe andata così:

  • Open, la splendida biografia di Andre Agassi, una fonte di ispirazione!
  • Il bar delle grandi speranzedi J. R. Moehringer, autore del libro precedente e quindi la logica impone che dopo Agassi si legga anche l’autobiografia del suo biografo, un racconto tutto costruito attorno ad un bar, agli uomini che lo popolano e alle aspirazioni di un giovane che cresce e si forma anche grazie ai libri
  • La regina disadorna, di Maurizio Maggiani. Se siete di Genova o vivete a Genova (preferibilmente nei vicoli del centro storico) e ancor meglio se siete come me degli emigrati sardi a Genova, questo è il libro giusto
  • Il leopardounico libro di Jo Nesbø che ho letto con protagonista l’ispettore Harry Hole, ma volendo uscire dalla saga consiglierei anche Il confessore e Il cacciatore di teste. Nesbø vi tiene incollati alle pagine con il fiato sospeso, colpo di scena dopo colpo di scena. Scrive bene e sa come indagare nell’animo dei personaggi. E anche, cosa a me molto cara, Nesbø che è pure cantante, compositore e chitarrista, nei suoi libri cita un sacco di musica che poi mi vado puntualmente a cercare.
  • Tenera è la notte, di Francis Scott Fitzgerald, soprattutto perché io in quegli anni ci volevo vivere: anni ’30, Francia (la bellezza, l’eleganza).

Più o meno così si sarebbe dovuto concludere questo post, ma prima di prendere il traghetto da Genova, Paolo mi ha regalato un libro di un altro Paolo (Nori), scrittore di Parma, del quale io avevo letto solo un libro, il suo primo libro, proprio quando facevo l’Università a Parma. E poi non so cosa accadde, evidentemente non mi aveva particolarmente colpito e non l’ho mai più letto da allora.
Invece Le parole senza le cose mi ha stregato.  E mi è successa quella cosa meravigliosa che solo un libro che mi piace provoca, soprattutto se il libro cita anche altri autori: ho voglia di leggere ancora, di leggere tutto, di leggere 10 libri insieme, di cercare tutte le opere citate e riempire il mio carrello IBS in maniera quasi compulsiva.
Quindi ora ho voglia di leggere tutte le opere di Cesare Zavattini, di comprare le poesie di Raffaello Baldini anche se sono in dialetto, di rileggere “Il cappotto” di Gogol (che ho ritrovato qui in casa nell’edizione economica Newton da 1000 lire) e altri scrittori russi mai sentiti, di rileggere anche il primo libro di Nori e pure tutti gli altri suoi romanzi che non ho mai letto.

La conseguenza diretta di questo entusiasmo è il mio desiderio (che coltivavo ormai da un po’) di portare almeno due buste di libri a Genova. Cosa ci fanno i miei libri qui da soli ad Alghero, orfani, impolverati, senza poter essere consultati? I libri non ancora letti, i libri già letti ma che ogni tanto riapro per leggerne dei pezzi, nonché i libri di poesie (che non appartengono alla categoria dei letti/non letti).
E soprattutto: cosa ci faccio io in una casa senza i miei libri, ad aumentare la mia crisi di identità perennemente in corso?
Allora ieri ho preso un caffè in centro con Spanu, l’ho attratto quasi con l’inganno a casa dei miei e dove dopo averlo stordito con il liquore al finocchietto selvatico fatto da mia zia, gli ho appioppato 2 bustone della spesa (certo, io ne avrei riempiti almeno 5) pieni di libri, ho ceduto solo alle sue critiche al fatto che volessi portare a Genova anche un libro di cucina marocchina e uno di cucina andalusa, ma ho resistito alle sue provocazioni tipo: “e se poi cambi casa?”. Eh vabbè, se poi cambio casa ci pensiamo.

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