Sartiglia 2019: mai più senza

Prima Sartiglia della mia vita a 40 anni, detto da un sarda è una confessione quasi scandalosa. Ed ora che l’ho vista mi mangio le mani per tutte quelle che mi sono persa!
Tre giorni di fuga dal “continente”, troppo pochi per vedere tutti e rilassarsi seguendo i ritmi dell’isola,  con l’obiettivo principale di partecipare a questa spettacolare tradizione carnascialesca.
Si svolge ad Oristano e si tratta di un’antica corsa equestre, una corsa alla stella, che attualmente è sinonimo di carnevale, ma che vanta origini molto più remote, una festa con il sapore di riti propiziatori tra il pagano e il cristiano.
Le corse all’anello si svolgono la domenica e il martedì: la domenica è affidata al Gremio dei Contadini, il martedì al Gremio dei Falegnami. Ogni gremio ha un capo corsa, figura magica mitica divina, Su Componidori, che con la sua maschera androgina, uomo e donna allo stesso tempo, semidio, re della festa, viene scelto come protagonista di un rituale misterioso e affascinante.
Ogni giornata ha il suo componidori, che viene vestito dalle massaieddas, giovani donne che indossano il costume tradizionale oristanese, guidate dalla più esperta massaia manna. La vestizione è uno dei momenti clou della manifestazione – io purtroppo me lo son perso – che culmina quando viene posta sul viso del cavaliere la misteriosa maschera (per ore potrà respirare solo da due buchi sul naso), gli viene sistemato sul capo un velo ricamato e un cilindro.
Dal tavolo sul quale si svolge la vestizione (sa mesitta) salirà direttamente in sella al suo cavallo senza toccare terra e da quel momento non potrà più farlo fino ala svestizione.

Personaggio mitologico, di straordinaria eleganza, da quel momento Su Componidori perde la sua identità umana e si trasforma in un semidio,  diventa la massima autorità, colui che comanda la corsa: solo lui potrà scegliere chi tra i cavalieri avrà l’onore della spada e  quindi provare a cogliere la stella, al galoppo del proprio cavallo.
Terminata la vestizione, Su Componidori riceve dal presidente del gremio Sa Pippia de Maiu, il doppio mazzo di pervinche e viole mammole, simbolo della primavera alle porte, con il quale Su Componidori benedice la folla festante.
Preceduto e annunciato da trombettieri e tamburini, il capo corsa apre il corteo insieme a Su Secundu e Su Terzu, i suoi aiutanti di campo, che lo affiancano. Seguono  tutti gli altri cavalieri, che indossano antichi costumi i della tradizione sarda o spagnola, ai quali vengono abbinate delle maschere, e montano cavalli bardati da colorate coccarde.

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E’ un momento emozionante: la città applaude all’unisono, tutte le attenzioni della comunità e le aspettative di buon auspicio e prosperità per il nuovo anno sono concentrate sul Componidori, icona enigmatica, immortale, simbolo quasi sacro.
Insomma, è evidente: la figura di su Componidori mi ha stregata, rapita, insieme ai Mamuthones è diventata il nuovo sogno erotico delle mie fantasticherie di matrice sarda.
Dopo il triplice incrocio di spade con il suo secondo, su Componidori inizia la corsa e per primo tenta la sorte: riuscirà a cogliere il bersaglio mentre galoppa più veloce del vento? Seguono i suoi aiutanti di campo e, secondo la scelta dal capo corsa, gli altri cavalieri, donne incluse!

Sartiglia

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Il pubblico si libera in un boato di gioia ogni qualvolta la stella viene colta e il cavaliere, fortunato e fiero, ricalca il percorso per godersi il suo momento di gloria, fino ad essere premiato con una piccola stella d’argento.
Solo ai cavalieri della pariglia di apertura, formata dal Componidori e i due aiutanti, viene concesso l’onore di tentare la sorte anche con lo stocco, una lancia di legno, e in caso venga colto il bersaglio entrambe le volte, il premio sarà in questa volta una piccola stella d’oro.
Le discese finiscono, su Componidori riconsegna le spade e riceve sa pippia: è il gran finale, sa remada, un momento quasi commovente. Su Componidori galoppa completamente sdraiato sul suo cavallo, coraggiosissimo, a ritmo sfrenato, impegnato in una prova di abilità estrema, mentre con il suo scettro benedice e saluta la folla.

Ci si sposta in via Mazzini, dove si svolge la corsa delle pariglie, durante la quale i cavalieri scendono a gruppi di tre, ognuno con i propri costumi tradizionali, e si prodigano in spettacolari acrobazie a cavallo, ancora una volta al galoppo.
Tutti tranne la pariglia del Componidori, che anche in questo caso apre la corsa ma senza compiere evoluzioni, con il motivo di salvaguardare l’incolumità del signore della festa.

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Principali problemi riscontrati: l’annoso tema pipì e il fatto che per le pariglie ci abbiano venduto dei posti in una tribuna assolutamente priva di senso, visto che quando i cavalieri arrivano a quel punto del percorso le pariglie sono nel 99% dei casi già sciolte.
Il prossimo anno voglio organizzare un gruppo da Genova e magari azzardare ad assistere alle corse non dagli spalti ma ad altezza percorso, come fanno i veri duri!
Terminate le pariglie eravamo distrutti nonostante il culo posato sulla tribuna, complice anche l’umidità serale (ma il clima era davvero perfetto, siamo stati fortunati ad aver beccato un carnevale “alto” e una bella giornata di sole).
Volevo vedere almeno la svestizione, ma Paolo mi ha blandamente boicottato, una cosa in più cui assistere la prossima volta.
Da quando siamo tornati, P. non fa che prendermi in giro, scimmiottando il mio sguardo da bambina felice che applaude e dice “su componidoriiii, che bello su componidoriiii, che bravo su componidoriiii”.
C’è da dire che per giorni a seguire l’ho assillato con immagini di repertorio, video, articoli di giornale, racconti e resoconti. Ho perfino guardato la diretta della Sartiglia dei Falegnami, ore di streaming passate a maledire il fatto che noi abbiamo visto infilare solo 11 stelle (quasi record storico negativo) mentre martedì ne hanno prese ben 25! Siamo forse un po’ sfigati?

Ma la magia della Sartiglia non sta solo nelle stelle prese: l’ho sentita nella partecipazione di un’intera comunità, nell’aria che vibra di gioia ed eccitazione, in quella combinazione di potenza, maestria, velocità ed abilità che i cavalieri incarnano.
La Sartiglia dice molto del popolo sardo, di cosa siamo, di cosa ci muove, di quanto siamo saldamente legati a miti arcaici che ancora si mischiano alle nostre vite quotidiane.

PS Come da commento sottostante, tutta presa dal racconto della festa, ho dimenticato una parte molto importante ed esclusiva: la visita alla Scuderia. Aggiungo quindi questa postilla.
Grazie alle entrature di Laura, amica nonché local oristanese, a sua volta amica dei cavalieri, abbiamo assistito ad un altro momento emozionante della Sartiglia, quando la pariglia del Componidori, prima della vestizione, si trova ancora nelle scuderie, con i cavalli non ancora bardati, e dalle 10 del mattino si inizia a mangiare e bere come se fosse l’ora di pranzo inoltrata: ci siamo ritrovati quindi a passare da un panino con salsiccia a un fatto fritto senza sosta, tutto innaffiato da una fantastica vernaccia, che ci siamo versati in mini bicchierini, così sembra che bevi meno.
E come se non bastasse,  ad un certo punto è giunto il coro a tenore, che tra gli altri pezzi ovviamente non poteva farsi mancare “No potho reposare“, e lì ho vissuto il picco del mio orgoglio sardo ancestrale, pelle d’oca e ricordi di bambina, quando questa canzone ce la facevano studiare durante le lezioni di musica all’istituto musicale Giuseppe Verdi di Alghero.

2 commenti

  1. Ciao, io sono P., quello che scimmiotta. Aggiungo che Su Componidori, può anche essere chiamato Su CompoSidori, ma è sbagliato.
    Inoltre è possibile visitare di mattina le scuderie ed incontrare Su Secundu e anche Su Terzu ancorché privi di maschera quindi, di fatto, dei tizi qualsiasi, ma così gentili da offrirti vernaccia salsiccia formaggi dolcini ecc, mentre un coro di signori tutti maschi e vestiti scuro intonano canti che anche se non ci si capisce niente dici “che belli”. Anche sei una bestia come me con la barba unta di carnazza alle 10 del mattino.
    Poi aggiungo e forse concludo, che è anche molto bello guardare le foto della Sartiglia perché vedi facce che dal vivo non erano così, tipo (Foto 1) quello con gli occhiali sopra l amico Secundu o Terzu di Su Componidori. Ma ce n è di meglio, la selezione è stata molto avara, da ‘sto punto di vista.

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    • Rido, P. hai ragione ho dimenticato la parte bella, quella delle scuderie! Mannaggia, ora faccio una modifica e allungo il post.
      PS anche il tizio con parrucca fuxia non è male 🙂

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